SMART WORKING: SO PERCHÉ LO ODI

Due giorni fa ho fatto un sondaggio sulle Instagram Stories a tema smart working:

Per chi lavorava già in modalità smart working o che riusciva a gestire il suo lavoro online quasi a tempo pieno le nuove modalità di lavoro da casa non sono state una grossa novità. Chi, invece, nell’ultimo periodo ha percepito come una “tortura” il suo lavoro, non ha affatto tutti i torti: infatti, quello che è stato spacciato per smart working, dovrebbe essere chiamato “star davanti al computer tutto il giorno, anche fuori orario, e sentire il telefono squillare ogni mezzora”.
Chiariamo le cose: in realtà lo smart working è fantastico! Si può fare lo stesso lavoro che si fa in ufficio, ma scegliendo esattamente dove e quando farlo. Più responsabilità a livello organizzativo, ma molti più vantaggi personali e per l’ambiente: infatti, moltissime aziende che lo adottano regolarmente hanno evidenziato tra i vantaggi il minor impatto ambientale, avendo ridotto gli spostamenti dei dipendenti, l’ottimizzazione del lavoro, l’aumento della produttività grazie alla maggiore consapevolezza di tutti i dipendenti e ad un ambiente di lavoro più stabile e creativo. Per i dipendenti più equilibrio tra vita privata e lavorativa e maggiore flessibilità determinano in generale una miglior qualità di vita.
Tutt’altra storia è quello che sta succedendo in queste ultime settimane: l’obbligo di dover lavorare da casa non è smart working, piuttosto si è rivelata una modalità di lavoro no-stop, in cui si da per scontato che i dipendenti siano a casa, pronti a rispondere a chiamate, video chiamate ed e-mail ad ogni ora del giorno.
Cosa manca rispetto allo smart working vero e proprio? La libertà. Ci siamo costretti a lavorare in casa, non è una nostra scelta, né della nostra azienda: non è affatto detto che avreste scelto di lavorare da casa tutto il tempo o con tutti i familiari intorno. In più, l’idea di smart working non prevede che non ci siano rapporti con i colleghi, anzi riunioni e incontri sono un modo per stimolare la creatività e per fissare il calendario degli impegni dell’intero ufficio.

Cosa si dovrebbe imparare per lavorare in questa modalità anche dopo l’emergenza?

  • L’organizzazione è tutto: sia per il dipendente che lavora da casa ed è libero di scegliere i suoi orari, sia per tutto il team. È impossibile gestire il lavoro in smart working senza un piano dettagliato e condiviso: in altre parole, è il momento di entrare nel magico mondo di Google Calendar, Google Sheet o Trello.
  • Non esiste lavoro senza orari e scadenze: smart working vuol dire più libertà nell’organizzazione personale, ma perchè tutto funzioni esistono orari precisi e scadenze. In più, vanno rispettati gli orari di lavoro anche per chiamate, avvisi o e-mail. Cioè, siamo a casa, ma mica non facciamo altro che lavorare!
  • Lo smart working non si svolge necessariamente a casa: in molti preferiscono lavorare dalla caffetteria o da un locale con free wifi zone. Non siamo ancora troppo attrezzati per questa modalità, ma che sia la volta buona di reinventare le nostre attività commerciali? Distanza di sicurezza, buona connessione e già tutto pronto per i break.

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Scrivo, traduco e pratico il binge-watching a livello agonistico.

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