VANITY FAIR ODIERNA

Se avessimo un centesimo per ogni volta che un over 65 ci ha detto che stiamo incollati al cellulare, avremmo affollato i resort a cinque stelle delle Bahamas. Eppure c’è da comprenderle le generazioni precedenti: in pochi decenni siamo passati dall’usare qualche videogame per giocare con gli amici dopo scuola, a vivere sempre non a meno di due metri dal cellulare. Ai loro occhi saremo di certo incomprensibili, ma la nostra vita non è divisa tra online e offline, come all’inizio del cambiamento sociale gli studiosi hanno scritto. Noi non ci dividiamo, siamo entrambe le cose. I nostri rapporti li viviamo sia face to face che dietro lo schermo. Non ci sono restrizioni nel vivere le relazioni o la propria vita: luogo fluido, relazioni fluide, tempo fluido. Abbiamo rivoluzionato il mondo intorno a noi step by step.
I selfie sono manifestazione del nostro vivere online. Ampiamente criticati all’inizio perché considerati sfoggio di vanità. Ma quello che in realtà intendevano è che la società fa presto a metterti addosso un’etichetta: semplificare, codificare, dividere in settori. È così che si identificavano prima le persone: chi ci tiene all’aspetto non è intelligente, chi è intelligente non è simpatico, chi studia tanto non si diverte, chi guarda programmi trash in tv non legge. Invece oggi siamo un mix dinamico di quello che abbiamo voglia di essere. I selfie non sono vano narcisismo, ma condivisione online di esperienze personali o necessità di comunicare con gli altri. Quello che mezzo secolo fa sarebbe stato qualcosa di frivolo legato specialmente alle donne vanitose, oggi è un’esperienza che ci accomuna tutti, espressione del proprio essere postato online perché si ha voglia di fare parte di una comunità e di condividere esperienze.
Contrariamente alla simulata perfezione a cui aspiravamo inizialmente nelle nostre pagine social, oggi sappiamo cosa si prova ad essere autentici online. Siamo esposti e vogliamo esserlo: un giorno felici, l’altro più vulnerabili, l’altro ancora arrabbiati. Ci esprimiamo con sincerità attraverso lo schermo, sia nei giorni in cui ci piacciamo di più che in quelli in cui capita di non piacerci affatto. Non ci mascheriamo più con improbabili pose duck face e non passiamo le ore a cercare il nostro profilo migliore: non abbiamo bisogno di essere perfetti! Ci prendiamo meno sul serio e ci divertiamo a farlo! (A tal proposito, scaricate Numex, un’app che adoro in cui si gioca con i selfie!).
Un nuovo movimento di self-love ha invaso i profili di ogni social per condividere ogni momento, anche se con qualche difetto. Perché sono anche i difetti che ci rendono unici e autentici: così siamo già la versione di noi stessi che vorremmo essere, celebriamo noi stessi con le nostre passioni e i nostri interessi senza temere giudizi, accettandoci perché essere se stessi è meglio che copiare qualcuno.

Be yourself, everyone else is already taken.

Oscar Wilde

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Scrivo, traduco e pratico il binge-watching a livello agonistico. Ho un’incredibile memoria fotografica, ma funziona solo per roba poco utile.

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