Cacao en la cabeza

Ho sempre sentito parlare di cibo a casa mia. Mia nonna non faceva altro che pensare al pranzo per tutti per tutta la mattina. Mi ricordo preparazioni lunghissime, a fuoco lento, accompagnate da conversazioni felici con il sottofondo dei programmi del mattino della domenica in tv. Mentre i cibi si insaporivano per ore tutta la casa sapeva di buono. Tranne quando la nonna decideva di friggere: io amavo il cibo fritto ma odiavo quell’odore ingombrante che comprometteva tutta la casa. Vale così tanto una frittella?

Comunque, col tempo ho notato l’attenzione riguardo il cibo diminuire, almeno da parte mia. Forse è stata l’adolescenza in cui in pratica non si è interessati a niente di niente, o perchè forse non c’è molto da commentare al Mc Donald in hangover o alle cene improvvisate all’università arrangiando sulla tavola due barattoli di conserve arrivati col pacco da casa e l’immancabile pancarrè.

Da qualche anno a questa parte l’attenzione verso il cibo è stata un crescendo. Per tutti credo: noi abituati alla dieta mediterranea ci siamo indignati per l’incredibile ascesa dei ristoranti di cibo esotico. Come se la dieta mediterranea non fosse sinonimo di scambi alimentari tra Paesi affacciati sul Mediterraneo. Come potevano le persone preferire il cous cous alla carbonara? Chi poteva mai aver voglia di sushi quando a fianco ci stava il ristorante delle più buone specialità toscane? Ebbene, a quanto pare, il cibo esotico attirava. E continua a farlo. Anzi, si insinua nelle nostre case, criticato dalle nostre nonne che lo assaggiano con sospetto. Osservato a distanza dai papà scettici. Esaltatissimo dai fissati dell’alimentazione.

Infatti è nata una nuova categoria sociale: i cibofili. Non vi lasciate ingannare: non sono affatto i cinquantenni che condividono sui social le video-ricette di Giallo Zafferano. Loro vanno molto oltre: sono quelli che cercano il cibo del momento ovunque, lo comprano e poi criticano chi non l’ha mai mangiato. Sono quelli che ti elencano tutti i vantaggi per la tua salute al solo assaggiare un dadino di avocado. Sono quelli del sale rosa, dello zucchero marrone, dell’olio di palma indemoniato e delle spezie sempre e ovunque. Per carità, siamo in un Paese libero fino a prova contraria. Ognuno mangi ciò che vuole. Dove sorge il problema?

Ne sanno di più evidentemente. Ma non sono lo sanno, devono dimostrartelo prove alla mano: devi assaggiare i loro intrugli altrimenti sei uno zotico che non capisce niente e non sai che “quello è antiossidante” e “quello è idratante” e “quello non ti fa venire questa o quella malattia”. Allora, parliamoci chiaro: se esistessero davvero dei cibi che evitano le malattie più terribili del mondo, probabilmente mangeremmo solo quelli. E l’attenzione a ciò che si mangia la comprendo, in fondo ci faccio attenzione anch’io. Tutti facciamo delle scelte alimentari ben precise, ma non deliranti. Il cibo non è ossessione di calorie e dettagli scientifici, il cibo dovrebbe tornare ad essere un piacere. Il piacere di stare a tavola a parlare del più e del meno, in compagnia, senza troppi pensieri. Che non sarà una cotoletta fritta o una fetta di torta a far danno. “Esotico” o “bio” non vuol dire per forza ciò che si pensa: sono diventati sinonimi di salutare a tutti i costi. Si sa apparentemente tanto ma in fondo molto poco riguardo questo argomento. Imparare delle parole e utilizzarle a casaccio non significa che ci si può sostituire al nutrizionista o al dietologo. A ognuno il suo mestiere.

Io sono una patita di carboidrati e dolci, non molto congeniale alle diete estive last minute a quanto pare… ma chi se ne frega. Stasera ho un’incredibile voglia di cioccolata. Mi è venuto in mente che in spagnolo quando si dice “tener un cacao en la cabeza” significa avere un bel po’ di confusione mentale. Potrebbe essere davvero nel mio caso.

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Scrivo, traduco e pratico il binge-watching a livello agonistico. Ho un’incredibile memoria fotografica, ma funziona solo per roba poco utile.

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